milano in digitale III _ koi-nèt: beyond new media art
mercoledì maggio 28th 2008, 11:12
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LA SMATERIALIZZAZIONE DELL’OPERA D’ARTE
intervento di Alessandro Pasquali

Oggi noi viviamo nell’era del dominio dell’Apparato Scientifico-tecnologico teorizzato da Emanuele Severino.
L’Apparato scientifico tecnologico è il sistema congiunto di scienza e tecnologia che domina l’essere umano dopo aver soppiantato tutti gli altri Immutabili (strutture che si proponevano di risolvere o rappresentare in se stessi tutta la verità dell’essere) che sono stati creati dall’uomo: la religione, le ideologie, la filosofia, la politica, l’arte (intesa in senso classico), l’etica. E’ innegabile che l’Apparato abbia una tendenza intrinseca però, una tendenza che riflette la volontà di potenza nietzschiana propria del pensiero occidentale, e che ha caratterizzato anche la storia di tutti gli altri Immutabili perché appartenente alla natura dell’uomo, la parte più oscura: esso tende ad essere oligarchico e ad accentrare il potere del dominio nelle mani di pochi individui a discapito di tanti. Questa disparità provoca i disastri che sono di fronte a noi in tutto il mondo.
Secondo il pensiero di Severino, l’Apparato scientifico tecnologico è “la maggiore espressione della volontà di potenza dell’essere umano occidentalizzato”, e il filosofo avverte:
“Il mezzo (la tecnica, le nuove tecnologie, le reti telematico-informatiche) sta diventando lo scopo, il fine della comunicazione. Così la celebre frase di Mac Luhan, “il medium è il messaggio “, alla luce di questa riflessione diviene immediatamente comprensibile: il mezzo della comunicazione forma e trasforma i messaggi che veicola, e sovente, nell’ epoca postmoderna, diventa il fine del comunicare stesso, lasciando sullo sfondo concetti e idee. Il concetto stesso di etica sta cambiando drasticamente, l’etica sta diventando tecnica, ossia la potenza e la capacità di trasmettere e diffondere informazioni. L’etica così come è stata pensata da Aristotele e da altri illustri filosofi, sta lasciando il posto al dominio della tecnica.”
La percezione della realtà e del mondo è data dall’interpretazione che né dà di essa l’Apparato scientifico tecnologico, anche a livello culturale ed artistico.
Storicamente la fisica classica trova il suo punto più alto nel 1687, con la legge di gravitazione universale di Newton. Allora l’uomo percepiva la realtà come certa e determinata, dotata di un hic et nunc ben definito. Anche l’opera d’arte era dotata di un’aura che determinava la sua unicità, concetto teorizzato da Benjiamin nel testo “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”.
Fino al novecento la realtà è rimasta ben solida e certa e così l’idea di opera d’arte, con la sua aura.
Nel XX secolo la teoria della relatività di Einstein rivoluziona la visione del reale e dell’universo: ogni soggetto percepisce la realtà con un proprio orologio interno e l’universo è intermpretato diversamente a seconda del sistema di riferimento che scegliamo per indagarlo.
In campo artistico-culturale il cinema sembra rispecchiare le leggi della teoria della relatività di Einstein. Il suo linguaggio rende il tempo elastico con flasback, ellissi e salti temporali. Lo spazio virtuale dello spettatore è svincolato dal cronotopo comune e nella dimensione della sala cinematografica si rompono le barriere dello spazio e del tempo. Il sistema di riferimento di percezione della realtà cambia in continuazione a seconda del punto di vista: il fruitore della pellicola è di volta in volta nella soggettiva di un personaggio, oppure del regista stesso che ci offre la sua visione del mondo in quel momento.
L’altra grande teoria scientifica del novecento, la fisica quantistica, ci traghetta direttamente nel mondo dell’immaterialità e dell’indeterminazione: esattamente quello che oggi è il cyberspazio digitale.
Da allora la scienza interpreta una realtà sempre “meno materiale”
Con il Principio di Indeterminazione di Heisemberg, infatti, la materia è indeterminata, la sua natura è ambigua, è contemporaneamente corpo e onda, e quest’ambiguità si risolve solo quando il soggetto interpreta la realtà da un punto di vista piuttosto che un altro.
L’atomo di Bohr è infatti sia un sistema planetario in miniatura, sia un nucleo con orbitali, “nuvole” di onde che rappresentano la propabilità di esistenza in un punto degli elettroni.
L’impatto sociale con le nuove tecnologie del secondo dopoguerra produce correnti artistiche sempre più tendenti all’immaterialità e all’attivismo etico:
Potremmo far risalire al dadaismo la prima arte politica che si scontra contro la società borghese industriale. la net art prende molto da dada: l’ironia, il linguaggio, l’agire, l’azione politica.
L’agire artistico che riflette ed usa le tecnologie emergenti dell’epoca muta, basti pensare al Manifesto del Macchinismo di Munari, del 1952, dove l’autore invita gli artisti ad abbandonare i pennelli per fare arte con le macchine.
Anche l’arte concettuale e Fluxus portano avanti questa tendenza, Fluxus in particolare propone un’arte collettiva, partecipata, interattiva e multimediale, andando ad infrangere i confini tra autore, fruitore e materialità dell’opera. In questo senso Giuseppe Chiari con le sue teorie su di un’arte collettiva ed etica, socialmente impegnata, anticipa molte delle tematiche che si realizzano oggi nell’agire artistico in rete.
Anche l’ arte cinetica e programmata precorre la net art nell’uso della tecnologia, nell’agire collettivamente, nella tensione politica e sociale, nell’interattività. Ma non solo: la materia diventa effimera e impalpabile, fino ad essere pura luce. I fotoni sono i commponenti ideali dell’arte cinetica e programmata, un’arte a quattro dimensioni dove il parametro temporale è determinante.
Billy Kluver, nel 1966, dopo l’esperienza con Robert Rauschemberg e Jean Tinguely, fonda l’EAT – Experiment in Art & Technology , un’associazione senza scopo di lucro dove collaborano insieme artisti e tecnici. Il sodalizio tra arte e tecnologia è ormai indissolubile.
Le porte del mondo dell’arte immateriale legate alla telematica si aprono nel 1985. Lyotard cura con Chaput, direttore del dipartimento di Arti Industriali dell’Ecole di Parigi, “Les Immateriaux”, una mostra che affronta il tema dell’arte immateriale e tecnologica e dei mutamenti che questa nuova tendenza artistica comporta. Il nuovo linguaggio dell’immateriale crea una nuova realtà. Wittenstein diceva che il linguaggio crea la realtà, e oggi il linguaggio delle macchine, il software, lo spazio dell’immaterialità, crea un’altra realtà. Il principio di indeterminazione di Heisemberg nel mondo digitale che noi tutti viviamo è diventato macroscopico.
Nel 1990 debutta il World wide web e Tim Berners-Lee sviluppa l’HTML, nel 1998 saranno connesse tutte le nazioni del mondo.
La net art, le culture delle reti, sono espressione dell’assimilazione della nuova realtà mostrata dall’applicazione delle leggi della meccanica quantistica all’esistere umano. E l’agire artistico in rete è il virus memetico che contrasta l’indefinita volontà di potenza propria del dominio dell’apparato scientifico tecnologico, che produce oligarchie e disparità fra gli uomini.
La net art è necessariamente, quindi, un’arte immateriale, etica e politicamente attiva.
Un esempio d’agire artistico immateriale ed etico è wikiARTpedia.org: il progetto diretto da Tommaso Tozzi con gli studenti dell’Accademia di Carrara e dell’Università di Firenze.
Questo progetto consiste in un sito che usa lo stesso “motore” software open source di wikipedia, ma circoscrive il suo ambito d’interesse all’arte e alle culture in relazione alla rete telematica.
wikiARTpedia è un progetto di arte della memoria e ridistribuzione orizzontale del sapere. Essa trae insegnamento dalle idee di Chiari, che proponeva un’ideale di arte orizzontale, partecipativa, collettiva, che trasmettesse la memoria storica ed il sapere. E’ un progetto di didattica nuova: partecipata, collettiva, che vede il suo orizzonte ideale nella concezione di intelligenza collettiva di Pierre Lèvy come ideale del fare arte. Lèvy teorizza un momento in cui nel futuro emergerà l’ “intelligenza pura”, o intelligenza collettiva: sovrainduviduale, infinita, indeterminata, svincolata dallo spazio e dal tempo. E’ questo l’obiettivo ultimo a cui tende l’arte della rete.
Un’arte etica e socialmente impegnata, un’arte che si fa portavoce di democrazia, di tutela dei diritti umani e si scaglia contro le oligarchie dei poteri forti.
Perchè tanto è maggiore l’incremento di potenza dell’Apparato Scientifico Tecnologico, tanto l’arte tende all’emancipazione dalla materia fisica e diventa arte etica.
Esiste una duplice tensione dell’agire artistico in relazione all’Apparato scientifico tecnologico: esprimersi attraverso i suoi nuovi mezzi frutto della volontà di potenza indefinita, combattere la volontà di potenza oligarchica dell’Apparato scientifico-tecnologico.
L’agire artistico, sempre più strettamente connesso con la tecnologia, propugna un’etica della comunicazione, un attivismo politico globale e locale insieme, un nuovo impegno sociale che risvegli le coscienze.
Questo processo innesca inevitabilmente una ridefinizione dell’identità dell’artista comunemente conosciuta. “L’artista con la net art diventa un attivatore di fenomeni culturali e creativi, e partecipa, insieme ad altri, collettivamente, ad un fare artistico che mescoli etica con estetica.” spiega Mark Tribe, fondatore di Rhizome.org.

A distanza di oltre quarant’anni, sembra davvero essersi realizzata l’utopia Fluxus di Giuseppe Chiari: una ridefinizione del ruolo dell’artista, che partecipa al fare artistico insieme a tutta la collettività. Era il 1966 quando Chiari coniò il termine Con-fusione per indicare un’arte collettiva, dove l’artista non dove più essere un regista, ma coopera con la collettività per fare arte.

Un progetto come Luther Blisset ben rappresenta l’identità collettiva artistica e creativa che agisce in rete. Rappresenta la dissoluzione definitiva del concetto di autore: un’opera di net art collettiva. E’ figlio della rete stessa, della collettività, dell’intelligenza collettiva.
Negli ultimi anni, inoltre, si evidenzia un’ulteriore tendenza artistica che indaga e riflette sulla smaterializzazione della realtà: è la smaterializzazione e nuova identità digitale dello spazio, del territorio. E’ la smaterializzazione del territorio. Questo fenomeno riprende teorie e pratiche direttamente dal situazionismo.

Oggi il territorio diventa stereoreale, parafrasando un termine coniato da Paul Virilio per indicare la duplice esistenza che sperimentiamo in una vita divisa tra spazio e cyberspazio. Gli artisti interpretano il territorio attraverso progetti che riprendono i temi del situazionismo e la psicogeografia debordiana, e si creano “specchi di territorio virtuali” che vivono e mutano nel cyberspazio. Cartografie digitali ed emozionali.
I collettivi artistici propugnano così un’arte del territorio attivista ed etica. I loro strumenti sono le google maps, i locative media, google earth, le nuvole di Tag, video e foto in rete, taccuini per annotare esperienze di esplorazione urbana, e tutto ciò che può servire per una deriva psicogeografica.
E’ il caso del collettivo artistico Les Flottants che si occupa di progetti che indagano e riflettono sul territorio e sull’abitare lo spazio. Carte Mute, del 2007 (visitabile al link HYPERLINK “http://www.ecomeeting.it/geoblog/”http://www.ecomeeting.it/geoblog/ ) , è un progetto inaugurato all’Ecomeeting, il festival dell’ambiente di Massa Carrara.
Tale progetto ha visto coinvolti gli studenti del Liceo Artistico della città di Carrara e quelli dell’Istituto d’Arte della città di Massa.
Carte Mute è un’operazione culturale che utilizza il linguaggio fotografico per riflettere sull’antropizzazione del litorale apuo-versiliese.
Gli studenti hanno operato una ricognizione fotografica del territorio per rilevare lo stato attuale delle nostre coste, la loro fruizione turistica ed il modo in cui le realtà locali si sono integrate con i flussi provenienti dall’esterno, e hanno rivolto particolare attenzione a tutti quei fenomeni non naturali che hanno provocato una trasformazione dell’ambiente litoraneo.
Le fotografie sono sono state inserite all’interno del geoblog, uno strumento che evolve la struttura del blog dando una dimensione spaziale (georeferenziazione) ai post. Ad ogni fotografia gli studenti hanno abbinato delle Tag che hanno generato una mappa semantica del litorale apuo-versiliese.
Dopo la smaterializzazione dell’umano in rete, ora anche il territorio si smaterializza per finire nel cyberspazio. La visione stereoreale di Virilio si applica dunque non solo al soggetto che vive nel mondo digitale, ma anche all’ambiente e alla spazialità fisica. La città diventa immateriale e mutevole. L’agire artistico in rete, etico e immateriale, affronta l’ambiente, il territorio, l’ecologia.
In conclusione, per contrastare la volontà di potenza dell’Apparato che tende all’oligarchia e creare un’esistenza migliore, etica, si deve imparare a vivere diversamente l’Apparato, ad usarlo diversamente, creativamente, tatticamente, tutti insieme.

Derrick de Kerkove nella prefazione di “Networking – la rete come arte” di Tatiana Bazzichelli, scrive che il vero network interconnesso è quello delle relazioni sociali che avvengono in rete, che l’arte oggi è proprio questo agire comune ed etico fatto di persone, gruppi, collettivi, amici che portano avanti tutti insieme i medesimi ideali. Se è vero dunque, come scrive Severino, che noi viviamo l’epoca del dominio della volontà di potenza dell’Apparato Scientifico Tecnologico, che vuole incrementare indefinitvamanente il proprio potere in modo oligarchico, e che in esso la tecnica ha preso il posto dell’etica, lasciando l’uomo nel vuoto e nell’angoscia, allora è proprio attraverso questo virus mediale e memetico che è fatto di persone e di relazioni che usano l’Apparato stesso senza farsi usare che si può creare un’esistenza etica e le fondamenta per un futuro migliore. E’ qest’energia che ci rende liberi e giusti.
La “perdita di materia” dell’arte ha prodotto un fenomeno determinante in questo contesto di nuova realtà artistico-culturale: è la forte componente etica che contraddistingue le pratiche dell’agire creativo nella rete.
La famosa formula che sintetizza la teoria della relatività: E=mc2 (l’equivalenza massa-energia) si presta dunque ad una lettura estetica ed etica che può ben rappresentare il processo di smaterializzazione della materia e dell’arte in favore di un’agire artistico etico, collettivo e immateriale. Einstein nella relatività ci insegna che la materia si trasforma in energia. Anche l’opera d’arte che perde e che ha perso la materia si trasforma in energia. E’ però energia umana, etica, creativa, libera. E’ l’arte della rete.



Ricicl'Arte
martedì agosto 22nd 2006, 17:55
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Amia S.p.A.

Ricicl’Arte

Memorie per il futuro

L’iniziativa promossa da Amia S.p.a., ha l’obiettivo di fornire dei nuovi elementi di riflessione che abbiano come oggetto il rifiuto ed il materiale di scarto. Nel parco Sebastiano Puccinelli a M. di Carrara sono collocate 15 installazioni, realizzate tramite l’utilizzo di materiali di scarto, che hanno l’intento di trasmettere un messaggio capace di legare il termine rifiuto a quello di risorsa.

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