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Nell’epoca attuale il paesaggio dei media è una mappa in cerca di territorio. Le nostre menti sono inondate da una massa impressionante di immagini sensazionali e spesso tossiche, molte delle quali hanno un contenuto inventato.
Come fare a trarre un senso da questo flusso incessante di informazione e pubblicità, di notizie e di intrattenimento, in cui le campagne presidenziali e i viaggi sulla Luna sono indistinguibili dal lancio di una nuova merendina o dall’ultimo deodorante? Che cosa succede davvero nel nostro inconscio, quando, sullo stesso schermo televisivo, nel giro di pochi minuti viene assassinato un primo ministro, un’ attrice fa l’amore e un bambino ferito viene estratto da un’ auto sfasciata?
Messi di fronte a questi eventi così caricati, ognuno dei quali ha già allegata la sua emozione preconfezionata, possiamo solo costruire un insieme di scenari di emergenza, proprio come fa la nostra mente durante il sonno, quando dalle memorie scollegate che scorrazzano per la notte corticale ricava un estemporaneo racconto.
Nel sogno ad occhi aperti che adesso costituisce la nostra vita di tutti i giorni, le immagini di una vedova insanguinata, il profilo cromato del parabrezza di una limousine, l’eleganza stilizzata di un corteo d’ auto, si fondono insieme e creano un racconto secondario, dotato di significati ben diversi da quelli originari.
da J.G.Ballard, La mostra delle atrocità, 1990